“Smascherare le nostre debolezze”

Seconda domenica del tempo ordinario Anno A

+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».
Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».

Letture: Is 49,3.5-6    Salmo 39    1Cor 1,1-3    Gv 1,29-34

Riflessione: Rientriamo nel tempo ordinario, tempo di gratuità, tempo di ascolto e attenzione, tempo di condivisione e apertura, tempo di ricerca, tempo di riconoscimento, tempo di testimonianza semplice ma vera, tempo propizio per cercare nel profondo della persona di Gesù e vedere ciò che altri non vedono o decidono di non vedere. Lasciamoci aiutare dall’esperienza del Battista, che dà la sua testimonianza a Gesù. “Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: “Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!” Egli lo riconosce, lo indica ai presenti di quel tempo ma anche agli uomini di tutti i tempi, lo indica a noi oggi. Riconoscendo in Lui l’Agnello di Dio, egli afferma che davanti a nostri occhi finalmente c’è in carne ed ossa, Colui che Dio aveva insegnato ad attendere come il liberatore.

L’Agnello muto portato al macello, come dice il profeta Isaia: “Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca” (Is 53,7). Il profeta qui ci presenta il Servo sofferente, il Servo del quale abbiamo sentito la chiamata nella prima lettura di oggi. Pochi versetti prima, al v 5 per la precisione, Isaia ricorda che: “Egli è stato trafitto per le nostre colpe, schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti”. Il Servo e l’Agnello sono la stessa persona. Gesù è il Servo che porta su di se il peccato del mondo, ed è l’Agnello trafitto che toglie il peccato di tutti! Il peccato del mondo può essere svelato e soprattutto riconciliato solo se incontra il Servo che lo porta e l’Agnello che lo toglie quando viene riconosciuto da chiunque confessi la propria colpa.

Come farà Gesù a salvare chi nei suoi confronti si sente creditore? È questo un problema che oggi serpeggia nel nostro modo di pensare. Si fa fatica a cogliere in noi il senso di colpa, di peccato personale che alimenta il peccato sociale del mondo, che ci precede nella realtà della nostra natura umana fatta di egocentrismo egoistico, di autoaffermazione e quindi di separazione, di individualismo e affermazione di se sopra ogni cosa e quindi alla conseguente ingiustizia.

Per smascherare questa nostra inclinazione, come dicevamo, bisogna guardare a Cristo, al Servo obbediente. Se non senti nessuna colpa addosso, guarda a Gesù e poi guarda nel tuo cuore. Prenditi del tempo, trova un luogo silenzioso e tranquillo, e poi fai questo semplice esercizio spirituale: Osserva la persona di Gesù: il suo essere uomo è caratterizzato da cosa? I Vangeli sono pieni di parole, atteggiamenti, gesti che ti dicono cosa esprime Gesù nei tuoi confronti. San Paolo in particolare, nel famoso inno alla carità, che è lo stile dell’amore di Dio, ci elenca alcune sue caratteristiche, prova a confrontarle con il comportamento che di solito ti caratterizza:

La carità è magnanima, benevola è la carità; non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia d’orgoglio, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia ma si rallegra della verità. Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta”. Riesci a vivere queste caratteristiche?

Hai nei confronti degli altri queste attenzioni? Ti riconosci in questo, o senti per caso diversità tra il tuo modo di essere e quello di Gesù? Appunto!!! Ce molta strada da fare!

Si inizia sempre dal riconoscere questa nostra situazione, che spesso risulta distruttiva non solo nelle cose ma soprattutto nelle relazioni e nei rapporti umani. È la strada fatta anche dal Battista, che guardando Gesù capisce la sua pochezza e dichiara: “Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?” La testimonianza che anche noi come battezzati siamo chiamati a dare, passa attraverso l’attesa dell’incontro, il riconoscimento di Gesù come Colui che svela, porta e toglie le nostre brutture guarendoci, la confessione di fede: “Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il mio peccato!”, e in fine il nostro coinvolgimento personale nella forza di indicarlo ad altri come Salvatore.

Offri quindi al Signore le tue povertà, riconosci a Lui che hai profondo bisogno di essere guarito/a dagli atteggiamenti sbagliati che ti allontanano dalle persone, che ti fanno sperimentare solitudine e incomprensione. Confessa a te stessa/o, e al Signore (bello e liberante sarebbe farlo attraverso il sacramento della confessione) che Cristo è l’Agnello che ti libera dal male che ti opprime e non ti lascia vivere come invece vorresti con tutto il cuore. Quando poi ti accosterai a Lui nel pane eucaristico, in quell’attimo che precede l’introduzione dell’ostia consacrata nella tua bocca, prendi coscienza di essere davanti e di entrare in comunione con il tuo Salvatore esclamando nel tuo cuore “Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!”.

 

 

 

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